La storia del Santuario Madonna del Borgato
Torniamo alla nostra storia di come ebbe origine il Santuario della Madonna del Borgato…
Probabilmente il castello aveva tratto origine non molto tempo prima, durante le lotte tra il Papato e l’Impero, come parte di un sistema di castelli organizzati a difesa della piana cuneese, posti uno a vista dell’altro sulle alture circostanti per protezione e controllo militare del territorio che era governato da lontani Signori laici od ecclesiastici tramite rappresentanti (Vicedomini).

La signoria di Asti é la prima di cui si abbia notizia e riflette un momento di contrasto fra il Vescovo e il Comune, il quale porge occasione al Papa di intervenire.

Il contesto politico ed economico
Era un territorio ancora in fase di occupazione o riaccupazione stabile, dopo secoli di abbandono. Sotto l’impulso di rinnovamento portato nel mondo europeo dalle crociate, con il timore non ancora cessato delle scorrerie saracene o barbariche di due secoli prima, si stava sviluppando un’ agricoltura più razionale e si sviluppavano piccole industrie primitive di supporto ad essa.
Vi era l’incentivo delle organizzazioni monastiche benedettine o certosine, ed una certa espansione demografica.
Sorgevano qua e là villaggi stabilmente abitati, si disboscava, si bonificava la palude, si tracciavano canali e strade, si facevano risorgere vecchi insediamenti di epoca romana. Nascevano contemporaneamente nuove esigenze di governo ed emergevano fermenti di partecipazione popolare e libertà all’interno dei villaggi, provocando contrasti con l’ordinamento e con i Signori feudali.
In questo contesto sociale ed economico comparve storicamente per la prima volta Forfice, costituito dall’ unione di diversi villaggi (di cui oggi non é stata identificata ancora esattamente la dislocazione) disseminati tra la Bisalta e l’anfiteatro collinare con propaggini nella pianura, e assunse una certa importanza svolgendo una funzione essenziale nel trapasso fra due epoche storiche.
Di esso sappiamo che contribuì alla fondazione di Cuneo nel 1108, si diede ordinamenti di libero Comune verso il 1235 e fu coinvolto nelle vicende del Piemonte al tempo dei Principi di Acaia. Ebbe rilevanza tanto da essere citato in un diploma dell’imperatore Enrico VII nel 1311, poi seguì le sorti del nuovo più forte comune di Cuneo, e cessò di esistere con identità propria identificandosi in Peveragno -verso la fine del 1300.
Mutate condizioni di vita economica, e vicende di guerra, dovevano aver persuaso gli abitanti del luogo ad incrementare come centro amministrativo della comunità un villaggio sorgente a valle del Borgato, nei pressi di una pieve chiamata di Santa Maria e collegata con la Pieve di Beinette, dove fu costruito un nuovo castello nella prima metà del 1300.

Il Santuario dal Medioevo
Dal 1400 in avanti, il Santuario del Borgato continuò a simboleggiare la fusione unitaria dei villaggi primitivi, che dovevano essere stati diversi per tradizione etnica e culturale.
Fu probabilmente in quel periodo che esso fu arricchito con una bellissima immagine della Vergine con Figlio, che si potrebbe chiamare anche Madonna del Libro per l’atteggiamento in cui sono ritratti i due Personaggi e per i significati che se ne possono trarre, affresco di fine suggestione e poesia attribuito a Jean Baleison (senza prove definitive) pittore ligure-provenzale operante anche in Beinette verso la metà del 1400.
Il santuario risorse a nuova vita agli inizi del 1700 al tempo della contea Grimaldi di Boglio, che vi diede impulso. Con il contributo nel 1684 del peveragnese Pietro Gondolo, e poco dopo di altri devoti, si progettò e si portò a termine la ricostruzione integrale del santuario cui fu affiancato un grandioso edificio per Missioni Popolari ed Esercizi Spirituali.
L’operazione effettuata spostando l’edificio su di un’area vicina portò con se la distruzione totale della struttura precedente e fu eseguita in due distinte riprese negli anni dal 1729 al 1775. Ma a riprova dell’interesse profondo che si portava alla sacra immagine medioevale della Madonna quest’ultima fu, con operazione allora arrischiata e costosa, trasferita nell’interno della nuova chiesa nel 1730.
Questa ricostruzione avvenne in concomitanza quasi esatta della costruzione della confraternita di San Pietro in Peveragno, di cui si attribuisce il disegno a Francesco Gallo, grande architetto monregalese del 1700, usando materiali simili e medesime maestranze.
Identico anche lo stile sobriamente barocco, già venato di neoclassicismo, a pianta centrale su base poligonale sorreggente una cupola a sesto ribassato. Lo stemma del Comune di Peveragno (un albero attorniato da due narcisi) fu apposto sulla facciata in sobrio laterizio, arricchita da funzionale avam portico, per indicarne l’appartenenza ed il patronato sulla comunità locale.
L’arte della Madonna del Borgato
Nel 1825 1’interno del santuario fu decorato dal pittore Giuseppe Toselli, peveragnese, (1800/1848) autore di altri importanti cicli pittorici sacri e profani di ispirazione barocca asciutta e vigorosa (come in Cuneo nel Duomo ed in S. Maria, a Peveragno nella Confraternita, ecc, ed a Parigi nel Teatro dell ‘Opera).


Nel 1873 l’ immagine della Madonna del Borgato, nel corso di una ristrutturazione interna, fu sopraelevata e posta sull’ altare maggiore, circondata di quell’apparato a raggiera dorata in cui anche oggi si può ammirare.
Il dipinto é in buone condizioni di conservazione e conserva tutto il suo valore espressivo. Purtroppo gli é venuto a mancare quel “commento” d’arte popolare costituito dagli ex voto, alcuni antichissimi, che sarebbe stato una testimonianza altrettanto preziosa di una stagione culturale.
Nel vasto campo pittorico della cupola, il Toselli rappresentò l’ Assunzione della Vergine circondata da Angeli. Tema volutamente scevro di altri riferimenti, che l’Artista ideò soffuso di luminosità, e che intese sottolineare nel Trionfo di Cristo rappresentato sulla volta dell’abside. Sono dipinti culturalmente adeguati all’armonia del complesso architettonico che trae pregio dalla sua genuinità e dalla sua grazia.
Ai lati dell’altare maggiore sono illustrati in monocromia due episodi mariani: l’Annunciazione e la Visita ad Elisabetta.
La cupola interna
Alla base della cupola prospettano simmetricamente quattro gradevoli loggette, ad uso specifico di chi doveva seguire le funzioni comuni rispettando l’isolamento della pratica degli esercizi.
Esse sono fasciate da una decorazione in cui vengono rappresentate figure femminili alludenti alle Sibille, sacerdotesse dell’antichità pagana che predissero ed auspicarono la venuta di Cristo. Esse vengono indicate come: Delfica, Cumana, Persiana, Cumea, Eritrea, Iibica, Elle spontica, Samia,
Passando agli altari laterali si può notare che quello di sinistra-entrando reca una statua di pregevole fattura barocca. Rappresenta S. Anna con Maria discente.
Quello di destra-entrando era stato dedicato e rappresentava in passato ai Santi Ignazio di Loyola e Filippo Neri, grandi promotori della pratica ascetica degli esercizi spirituali.

Storia contemporanea della Madonna del Borgato
Dopo il 1925, venuto a mancare l’ultimo dei Cappellani, il Comune di Peveragno andando incontro alla disponibilità della Congregazione Salesiana e realizzando un’ aspirazione di presenza in Peveragno dei figli di Don Bosco, che risale addirittura al Fondatore, avviò i trattati per la cessione del complesso che da secoli deteneva a vario titolo.
Esse andarono a buon esito qualche anno dopo e verso il 1930 i Salesiani subentrarono nel possesso e nella custodia del Santuario, facendone gradualmente uno strumento efficiente del loro apostolato e della loro pastorale. Trent’anni dopo essi ampliarono l’edificio che era stato creato per accogliervi gli Esercizi Spirituali trasformandolo in quel grandioso complesso delle linee estremamente moderne che si può ammirare attualmente.

Piccolo aneddoto …
Frattanto Don Bosco era entrato, fin dagli anni trenta, nel Santuario, insieme con Domenico Savio. Vi erano entrati in effigie, quando l’altare laterale destro era stato loro consacrato. Li rappresenta un buon dipinto di autore contemporaneo.
Di lui é opportuno ricordare, che il 16 ottobre 1872 era venuto in visita a Peveragno, visitandovi alcuni amici fraterni, portando da buon monferrino in regalo un grissino ed un grappolo d’uva ai bimbi poveri dell’Asilo e che ancora dieci anni dopo ad uno di quei bimbi fatto si grandicello esprimeva l’augurio di poter venire e restare in quest’eremo della Madonna dei Boschi, dove un antico penitente aveva lasciato scritto nella cella”hic fortitudo pacis“.